Konou Konou
 Vincenzo TAMMARO (chirurgo)
Il primo impatto con la realtà dell’Africa occidentale si ha scendendo dall’aereo. Si viene invasi da un ondata di calore, odori e colori sconosciuti per noi occidentali. Un'altra cosa che risalta, anche per chi come me abita a Napoli, è la vivacità delle persone. Andando di sera, in un giorno feriale, dall’aeroporto all’Ospedale di Zinviè era sorprendente la quantità di persone che erano per strada. Poi si abbandona la parte urbanizzata e ti trovi su una pista di terra rossa nel buio più assoluto, interrotto solo dal bagliore dei lumi ad olio davanti le case. Dove vi è luce vi sono anche persone, vivaci ma mai chiassose, e sempre di buon umore. Questa sensazione è andata poi rafforzandosi nel tempo, quelle rare volte che siamo usciti dall’ospedale, ed abbiamo visto le condizioni in cui vivono realmente le persone. Trovi villaggi fatti di capanne in cui non c’è ne acqua corrente ne corrente elettrica. La vita si svolge all’aperto, è li che si cucina, si mangia, si lava, e, soprattutto si sta insieme. Ogni villaggio ha dei posti dove stare insieme all’ombra, riparati dal sole che brucia come un altoforno, per condividere. Non vi è la necessità di entrare nei villaggi per carpire lo spirito di queste persone, anche percorrendo in automobile vedi il bordo delle strade brulicare di persone intente a vendere qualsiasi cosa. Continua a leggere....
 Giovanna IOIA (chirurgo)
E’ stata un’ esperienza molto forte dal punto di vista professionale ed inspiegabile da quello umano… sicuramente ora posso confermare a chi ne avesse dubitato che “il mal d’africa esiste”. La sensazione è di aver lasciato un pezzo di  cuore li, in quel paese lontano dove il tempo sembra essersi fermato almeno a 30 anni fa rispetto alla nostra epoca  di frenetica tecnologia. Quando siamo arrivati, la prima sensazione che ho avuto è stata quella di trovarmi su di un set cinematografico in cui stavano girando un film-documentario sull’Africa, di quelli che si vedono in TV. Solo dopo realizzi che li è tutto vero, nessuno finge! Veramente vivono nelle loro capanne o nelle case fatte della loro terra rossa, dove non c’è corrente elettrica e dove non c’è acqua, dove dormono tutti insieme per terra.  Vedi il bordo delle strade brulicare di persone intente a vendere qualsiasi cosa si possa riusare e rivendere (un mercato fatto essenzialmente di cose usate). Vedi cucinare e mangiare tutto ciò che la loro terra può offrire (la frutta più buona che io abbia mai mangiato). Poi appena cala il sole e le ombre avvolgono tutto, si raddoppiano, si  triplicano. Il bordo della strada, sfruttando la luce dei fari delle macchine che passano e la luce delle candele che come tante lanternine donano un atmosfera raccolta, familiare, si trasforma in  una sorta di grande bar all’ aria aperta dove passano la loro serata, la loro notte, tutti insieme  bevendo, parlando , ballando e divertendosi. Si,  perché sono sempre sorridenti, sempre di buon umore, ed affrontano la vita con il loro doucement.
Ma è vera anche tutta la povertà e tutto il degrado sociale.  I bambini sono veramente mal nutriti con il loro enorme pancione e gli occhioni vispi desiderosi solo di giocare e sorridere  come quelli che abbiamo visto all’orfanotrofio di Pahou.
E’ vera la gente che giunge in ospedale con lesioni tumorali  che ormai affiorano alla pelle, macroscopicamente visibili, o perché prima  sono stati affidati alle cure del santone del villaggio e solo quando la situazione è irrimediabilmente avanzata giungono in ospedale  od ancor peggio perché non avevano i soldi per farsi curare prima.  A Zinviè  presso l’ ospedale “ la Croix” gestito dai padri Camilliani la situazione è lievemente diversa.  Grazie al loro impegno e a quello delle missioni che ogni anno si alternano nel prestare la loro opera, si cerca con tante difficoltà di venire incontro alle esigenze di questa povera gente e  di lenire le loro sofferenze. Durante la nostra missione, in 14 giorni di sala operatoria  , abbiamo effettuato 36  interventi a  Zinviè. Tiroidectomie per gozzi enormi, istero annessectomie per uteri di oltre 3 kg di peso, mastectomie per cancri ascessualizzati, una gastrectomia per cancro, una nefrectomia per tumore  e purtroppo tre laparotomie per lesioni non operabili.
Tutto sembra diverso, tutto più grave e più grande, tutto più drammatico.
Dal punto di vista strettamente professionale, per me giovane chirurgo, formatami nell’era della laparoscopia entrare in una sala operatoria ferma a trenta anni fa è stata un esperienza molto interessante. Affronti la sala operatoria sapendo che non esiste laparoscopia o devices chirurgici. Esistono i pazienti con le loro patologie, quasi sempre con il grading  più alto che si possa immaginare a cui devi far fronte con le sole conoscenze e capacità tecniche,  aguzzando l’ingegno e sfruttando i pochissimi mezzi a disposizione. Una vera sfida, divertentissimo e super stimolante.
Ma la sensazione più forte è quella di non essere sufficienti, ciò che si fa non basta,  è nullo rispetto alla stragrande maggioranza di persone che hanno ed avrebbero bisogno. Questa sensazione d’ inadeguatezza è gravata dalla dignità con cui questo popolo vive le sue sofferenze, la sua povertà  e dall’enorme gratitudine che mostrano nei riguardi di chi come noi ha messo quella piccolissima parte del suo tempo e delle sue conoscenze a loro  disposizione… La goccia in mezzo al mare di cui parla Madre Teresa di Calcutta. 
Personalmente mi sono sentita ancor più piccola della goccia in mezzo al mare quando ho accompagnato il prof Di Salvo a Zagnanado, al centro di accoglienza/ospedale gestito da Suor Julia, suora francescana di origini spagnole. Una donna fuori dal comune, un essere infaticabile che lavora 16 ore al giorno in sala operatoria (principale esperta mondiale dell’ ulcera del Buruli), che accoglie e accudisce tutti - grandi e piccini - senza mai mandare via nessuno. La sera prima delle sue consultazioni vi erano credo 200 persone ad aspettare, li per essere visitati da lei. Lei, che da sempre lavora come il più preciso ed instancabile  chirurgo in sala operatoria,  e che  con gentilezza e professionalità ci ha aiutati durante i quattro interventi di chirurgia addominale che il prof Di Salvo ed io insieme ad Angela Grasso (anestesista) abbiamo fatto nella sua sala operatoria. Bellissima ed emozionante è stata la visita alle dieci di sera. Suor Julia prima di andare a letto passa in rassegna tutti i suoi malati (tutti!) donando a tutti la sua “ ferrea dolcezza” ed il suo rassicurante sorriso. Purtroppo il nostro soggiorno lì è durato solo un giorno e mezzo.
Quando torni da Zagnanado la sensazione più forte è che hai preso non dato .
Ora che sono tornata la mia paura più grande è di dimenticare e di non riuscire a dare il giusto continuo a questa esperienza che mi ha provata nel fisico (perché molto faticosa anche per il caldo) ma maggiormente nell’ animo… credo che sia un esperienza che chiunque abbia fatto il giuramento di Ippocrate sentendolo debba fare e da parte mia mi impone moralmente un impegno che vada al di la del 19 Febbraio scorso.
 Fabrizia Fiorillo (interprete)
Quando mi è stata offerta la possibilità di partecipare a quello che oggi posso definire “il viaggio dell´anima”, non ero cosciente di ciò che avrei realmente vissuto. Prima di allora foto e documentari avevano sicuramente toccato un pezzettino del mio cuore, ma non era la mia realtà e tutto finiva lì.
Quale contributo avrei mai potuto apportare non essendo né pediatra, né chirurgo né tantomeno infermiera?
Mi fu detto: L´interprete! Ma mi ricordava tanto il titolo di un film. Avevo paura di sentirmi inutile, ma ho poi capito che in questi posti nessuno lo è. In poche settimane ho assistito ad interventi, scattato qualche foto, condiviso dolore ma anche progetti ed entusiasmi…ho cercato di aiutare per quanto mi fosse possibile.
Ognuno aveva il proprio ruolo ben definito e nell´imbarazzo dei primi momenti dicevo a me stessa: ”ed io?” Mi sono ritrovata a tradurre non solo una lingua ma tutti I sentimenti che di quella lingua fanno parte, con tutte le tensioni e le angosce che certe situazioni portano con sé. Mi sentivo una donatrice di sguardi rassicuranti, dati a chi era come ubriaco di tali rassicurazioni e ho capito che anche il mio ruolo era fondamentale.
Al mio rientro mi è balzato agli occhi, come un segno del destino, la frase di Madre Teresa che dice: ”Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso”…oggi lo so.
Se ripeterei questa esperienza? Assolutamente!
 Stefano Schiemer (oculista)
Dal punto di vista professionale, noi del "gruppo oculisti" ci siamo trovati di fronte ad una realtà piuttosto drammatica: abbiamo svolto attività ambulatoriale e chirurgica, effettuando non meno di 400 visite e 70 interventi chirurgici in scarse due settimane. Abbiamo dovuto rimandare alla successiva missione quasi 800 visite, molti pazienti provenivano addirittura dagli stati limitrofi... Aldilà del discorso numerico, l'aspetto che più mi ha colpito è stato il constatare  la gravità di alcune patologie oculari, in particolar modo glaucoma e cataratta,  che sono presenti in stadi molto avanzati e portano frequentemente alla cecità totale. Uno dei problemi principali è senza dubbio l'assenza di diagnosi precoce e di adeguata terapia medica. Mancano, infatti, allo stato attuale, i mezzi e le risorse necessari per attuare una campagna di screening generale, ed è anche su questo che ci si propone di lavorare in futuro.
Mi ha oltremodo impressionato la straordinaria dignità e compostezza di questo popolo, nonostante le condizioni di miseria e di dolore in cui vive. E' stata una bellissima arricchente esperienza di vita, a livello umano, che porterò sempre dentro di me e che spero pertanto di ripetere quanto prima!
 Umberto Bracale (chirurgo)
Non ero nato quando alcuni missionari camilliani decisero di fondare nel cuore dell’Africa nera quello che oggi si chiama “La Croix”… l’ospedale “La Croix”.
Descriverlo non e’ possibile. Un posto così, va vissuto.
Va vissuto attraverso la comunità camilliana, condividendone gioie, progetti, risultati e difficoltà.
Va vissuto attraverso il lavoro che da 30 anni Olivier, unico chirurgo, svolge.
Va vissuto attraverso la dedizione di Benoit, di fatto non più infermiere ma anestesista.
Va vissuto attraverso tutti gli amici e colleghi che hanno voluto, in questi anni, prestare la loro opera per far nascere una nuova vita  o per evitare che ne finisse un’altra o ancora per migliorare le condizioni dell’ospedale.
Va vissuto attraverso lo sguardo di tutti coloro che entrano a la croix per avere cure, assistenza, sollievo o più semplicemente una speranza…
 Hana Dolezalova in Porta (radiologo pediatra)
Non è facile descrivere cosa ti spinge la prima volta ad andare in Africa. Di sicuro non è la curiosità, ma un sentimento che ti parte dal cuore, ossia il desiderio di renderti utile, aiutare con le proprie conoscenze con la professionalità in modo concreto il prossimo.
Dopo aver conosciuto il paese e la sua gente senti dentro il desiderio di tornarci, quel paese fa parte ormai di te e per me questo "desiderio" dura da 13 anni. Sono sentimenti di fratellanza, di disponibilità spontanea e sincera che ti riempiono il cuore, vivendo con loro e osservando la loro lotta quotidiana contro la fame e ogni sorta di malattia. Sopravvivono, già da piccoli, con le loro proprie forze, con le loro antiche e primitive conoscenze, senza mai perdere il sorriso, l'allegria, la voglia di vivere, nonché la speranza di migliorare, di progredire. Lo leggi nei volti di tanti bambini che incontri nei villaggi, nell'ospedale.
Questi "angioletti di cioccolato" colpiscono ancora di più il cuore, specie quando sono orfani come nell'orfanotrofio di Pahou, bisognosi di tanto amore, di baci e carezze, quando sono malati, affetti di malaria, malnutrizione, TBC, AIDS, ulcera di Buruli, di tante malattie a noi sconosciute, ma anche vittime delle "cure" degli stregoni del villaggio e spesso portati in fin di vita nell'ospedale. Sono 13 anni che frequento ospedale "La Croix" dei padri Camilliani, un'oasi di pace e di amore nel deserto di sofferenza.
Io sono radiologo pediatra per cui mi divido fra il servizio di radiologia e il reparto di neonatologia e pediatria, seguiti da quegli "angeli bianchi" che sono le 3 suore, figlie di S.Camillo, originarie di Burkina Faso. Purtroppo, per me, di radiologia ne faccio poco, perché anche l'ultimo apparecchio radiografico, donato dall'Italia è senza "la scopia", necessaria per seguire direttamente lo svolgimento dell'accertamento radiografico. Per cui mi dedico all'assistenza nel reparto pediatrico e insieme alle suore all'adozione a distanza dei bambini più bisognosi.
Ormai siamo a quasi 100 bambini e li riconosco tutti. E' una grande gioia di vederli, anno per anno, crescere, studiare, svilupparsi armoniosamente. La scuola è' obbligatoria, ma non tutti i bambini possono frequentarla per la mancanza dei soldi. E qui possiamo aiutare noi con la adozione a distanza, fatta in modo diretto.
Ogni bambino è importante e ha diritto alla vita buona e piena, senza distinzione di razza o di religione. Sono loro il futuro del nostro mondo! Perciò aiutare i bambini africani, anche da lontano, con sentimenti di vero genitore, riempie la vita di gioia e di soddisfazione.
 Paolo Lepre (oculista)
Una esperienza umana e professionale unica: questa è stata per me l’organizzazione di un ambulatorio oculistico temporaneo e di un servizio di chirurgia oculare durante la missione umanitaria a L’Hopital Le Croix di Zinvie, Repubblica del Benin, Africa, con lo splendido gruppo di Elio Sica ed Enrico Di Salvo.
Ogni mattina, di buon ora, con il mio amico ed aiuto Flaviano De Luca cominciavamo l’ambulatorio che si protraeva per almeno 4-5 ore, data l’enorme affluenza di pazienti, per proseguire con la sala operatoria tutto il pomeriggio.
La sala d’aspetto, una corte affollatissima di uomini, donne e bambini di ogni età accomunati dalla sofferenza e dal disagio per la gravità delle loro patologie oculari, eppure ricchi di una dignità profonda e silenziosa e di un rispetto devoto verso chi, in quel momento cerca di alleviare le loro sofferenze: sentimenti che arricchiscono il rapporto tra medico e paziente e che oggi faccio fatica a riscontrare nella mia attività quotidiana
La cataratta in queste terre, si accompagna ad una cecità precoce ed irreversibile; se non operati, questi pazienti non hanno speranza. Molti bambini soffrono di gravi patologie oculari congenite ed acquisite a causa di malattie infettive nei primissimi anni della loro esistenza: abbiamo operato molti bambini di 6-8 anni non più in grado di giocare e muoversi autonomamente per cataratta congenita.
Il glaucoma e’ frequentissimo, ma i colliri antiglaucoma sono troppo cari per la maggioranza di questi soggetti ed il risultato è che, non curati, vanno incontro ad una progressiva, penosa cecità precoce che neanche la chirurgia può modificare. E poi gli esiti devastanti del tracoma, sconfitto in tutto il mondo occidentale, che qui invece ancora attacca l’occhio opacizzando la cornea ed alterando la superficie oculare con grave sofferenza per chi ne è affetto, e le patologie protozoarie che colpiscono i nervi ottici dei giovanissimi pescatori di laguna rendendoli ipovedenti.
In pochi giorni abbiamo cercato di fare quanto umanamente possibile per alleviare le sofferenze visive di questa povera gente: una goccia nel mare. Gli infermieri, simpatici, motivatissimi ed anche molto preparati e professionali hanno contribuito con passione e competenza a questo nostro impegno; alla nostra partenza c’era tanta gente per salutarci con un messaggio per tutti noi: tornate presto!!
 Enrico Di Salvo (professore di Chirurgia)
Difficile raccontare in breve la mia esperienza nel centro Gbemontin di Zagnanado. Proverò a farlo in sintesi telegrafica.
Ho conosciuto Suor Julia 12 anni fa e con lei il padre Christian. Ero con altri ed abbiamo capito subito che ci trovavamo di fronte a due veri Santi.
Sono tornato ogni anno a Gbemontin, con equipe vecchie e nuove, perché il nostro mondo conoscesse la storia di questa Suora francescana che ha dato vita ad un Ospedale dove nessuno paga e nessuno è rifiutato (avrebbe solo 150 posti letto, ma fa in modo di trovare asilo anche per 300). Lavora 15 ore al giorno, collaborata da altre 3 religiose e 38 laici, in maggioranza infermieri. Cura l’ulcera di Buruli, la nuova lebbra della quale è tra i massimi esperti al mondo, la malaria, le perforazioni da tifo, le ustioni gravi, traumi stradali della regione. Lavora e prega, e le due cose sono in lei ed in padre Christian del tutto indistinguibili.
Il 6 ottobre 2009 la Università Federico II di Napoli le ha attribuito la laurea honoris causa in medicina e chirurgia.
Nel 2011 e nel 2012 ho avuto la gioia insieme a Marisa, Maria, Umberto, Mario e Maurizio di attivare con sr.  Julia un programma di alta chirurgia. Abbiamo lavorato insieme, operando nella carità e cercando, nella scia di sr. Julia, di applicare il Vangelo. Le abbiamo insegnato alcune cose, ne abbiamo imparate altre… ben più preziose.
 
Associazione Sorridi Konou Konou Africa ONLUS - Codice Fiscale 95180600637
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